BREVETTI, MARCHI E DESIGN
proteggere e far fruttare i propri investimenti
Sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà Italiana all'EUR (Roma) è posta l'iscrizione "UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI".
Sarà vero che siamo ancora un popolo di pensatori? Se per rispondere a questa domanda si guardasse al numero di brevetti pro capite depositati in Italia, allora sarei dubbioso sulla risposta da dare a questa domanda. Eppure gli italiani godono ancora di una fortissima reputazione di inventori e di innovatori sia nei settori tecnici che della moda e dell'approccio al mercato, il famoso Italian Style. Perchà allora non si trova un riscontro di tale reputazione nel numero di brevetti, marchi e design depositati?
Il motivo è che spesso gli imprenditori percepiscono questi oggetti più come una spesa che come un investimento per il futuro, mentre per i tecnici il brevetto è un oggetto oscuro il cui unico significato è "lavoro aggiuntivo".
Questa "immagine di un'Italia minore" deve però essere sfatata perchè esistono aziende che fanno dei brevetti e dei marchi uno strumento non solo necessario per resistere alla concorrenza di aziende che si presentano con minor qualità (ma con maggior aggressività sul mercato), ma anche uno strumento in grado di portare risorse economiche fresche da reinvestire nell'azienda, ad esempio per sostenere la ricerca e favorire nuova brevettazione.
Esistono infatti aziende che non vedono il brevetto solo come investimento a fondo perduto o dedicato ad incrementare l'immagine, ma anche come un investimento che porterà i suoi frutti o in termini di monopolio sul mercato o in termini di cassa grazie ad oculati programmi di licenza. In quest'ultimo caso tali programmi di licenza possono essere condotti direttamente dalle aziende o da società specializzate nel gestire pacchetti di brevetti per conto terzi, come la SISVEL (
www.sisvel.com).
Un esempio di valorizzazione efficace di un patrimonio di brevetti è quello messo in atto da Thomson, di cui riporto alcuni dati di bilancio di sicuro effetto:
Dal grafico si evince facilmente che Thomson riceve più soldi dai programmi di licenza dei suoi brevetti rispetto a quelli che spende in Ricerca e Sviluppo.
Per arrivare a questo risultato occorre che l'azienda abbia nel suo DNA la propensione all'innovazione ed alla creatività e questo risultato passa necessariamente dal coinvolgimento dei tecnici e dei progettisti che tutti i giorni affrontano e risolvono problemi tecnici.
Il monopolio brevettuale non viene concesso solo per grandi invenzioni degne di Premio Nobel, ma ogni volta che si risolve un problema tecnico in modo innovativo, poichè lì c'è spazio per la tutela brevettuale. Non c'è bisogno di inventare l'automobile, basta modificare una cerniera per permettere un'apertura più scorrevole di uno sportello per meritare un monopolio su questa soluzione.
I tecnici devono quindi essere consapevoli che molto spesso creano innovazioni che potrebbero meritare la tutela brevettuale, ossia una bellissima "medaglia" da esporre e di cui andare fieri. In USA gli inventori espongono con fierezza i loro brevetti, che entrano a far parte del loro curriculum e testimoniano il loro valore, anche in Italia dovrebbe essere lo stesso.
Così, l'imprenditore dovrebbe fiutare il business: se basta un brevetto su una cerniera per avere protezione sull'intera automobile dotata di questa cerniera, cosa succede se improvvisamente tutti vogliono quella cerniera? Non serve rispondere, basta guardare il grafico qui sopra raffigurato sapendo che Thomson è titolare di alcuni brevetti fondamentali nel mondo digitale.
Forse non tutti sanno che portare in azienda la cultura brevettuale può anche aiutare a ridurre i costi della ricerca e ad accelerare i tempi per la progettazione.
Molto spesso incontro persone che dopo lungo faticare e dispendio di energie arrivano a realizzare un prodotto che credono fortemente innovativo. Una rapida ricerca brevettuale spesso porta a scoprire che tale prodotto, ancorchè mai messo in produzione, era già noto e brevettato in un altro paese (ad esempio negli USA) negli anni '50. Se queste persone avessero dedicato un minimo di tempo ad analoghe ricerche, allora avrebbero risparmiato tempo ed aumentata la loro efficienza progettuale perchè avrebbero individuato in un brevetto anteriore molte delle soluzioni tecniche che si sono trovati a "ri-inventare" per mancanza di conoscenza di quello che è specificatamente noto come stato della tecnica. Infatti un documento brevettuale deve contenere tutte le informazioni tecniche necessarie per realizzare il prodotto brevettato e quindi rappresenta un formidabile e prezioso elemento di divulgazione di informazioni tecniche.
Ora non mi dilungherò a spiegare come e perchè i marchi, i brevetti e i design possano e debbano essere utilizzati per difendere i propri investimenti in R&D o nel marketing, perchè credo che molti dei lettori avranno visto almeno una volta copiati da produttori Cinesi i prodotti di società nazionali od europee.
Ho un solo consiglio da dare. Brevetti, marchi e design sono titoli il cui valore legale dipende dalla qualità con cui sono scritti, preparati e registrati, per cui è buona cosa affidarsi a un professionista che Vi aiuti a tutelare nel migliore dei modi i Vostri investimenti, consigliandovi anche le strategie di deposito che meglio si adattano alla Vostra azienda. Per maggiori approfondimenti su marchi, brevetti e design potete visitare il sito internet
www.metroconsult.it.